Federica Boniolo/ Aprile 1, 2019/ Diario di una psicologa digitale, Riflessioni

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Al mondo, oggigiorno, c’è un enorme bisogno di coerenza. Intesa non come il restare fedeli al modo in cui ci si è sempre comportati in passato (quella è cocciutaggine), bensì come accordo fra il proprio modo di pensare, i propri valori e il modo in cui si agisce. Coerenza è fare le cose in linea con ciò che si pensa. Visto che col tempo i pensieri possono cambiare, va accettato che possano cambiare quindi anche i comportamenti.

La coerenza è un requisito indispensabile per risultare credibili, specie per quanto riguarda l’educazione dei bambini. Gli adulti, genitori o educatori, che vogliano risultare efficaci ed autorevoli, non devono mai dimenticare che costituiscono esempi da cui i bambini apprendono.

coerenza

Se a predicare bene e razzolare male è l’adulto…

Lo ammetto, non è semplice andare nelle scuole e parlare a bambini e ragazzi di come andrebbero usati la rete, i social e le tecnologie. Chiarisco: di per sè è facile, ed anche divertente e molto stimolante. Il flusso di energia che si viene a creare quando si interagisce in modo costruttivo con i ragazzi è qualcosa di inspiegabile, arricchimento interiore e tante soddisfazioni.

Ciò che personalmente ritengo difficile, è resistere alla tentazione di scusarmi con loro per tutti gli esempi incoerenti a cui sono sottoposti quotidianamente. Esempi che noi adulti forniamo, in netto contrasto con quanto poi pretendiamo da loro. E non solo nell’ambito dell’educazione digitale.

Provate a dire ai ragazzi che esiste un’età minima al di sotto della quale non possono iscriversi ad un social network (in Italia 14 anni, 16 anni per Whatsapp). E che, se si iscrivono ugualmente, infrangono una regola. Vi sentireste rivolgere la seguente domanda: “ma perchè allora certi social ti lasciano iscrivere anche se digiti la tua vera età?”. Eh, perchè?

Provate a dire ai ragazzi che non si deve stare sempre attaccati al cellulare, che in certe occasioni va spento o comunque non usato. Tipo a tavola e alla sera quando si va a letto. Poi preparatevi al coro di obiezioni: “ma i miei genitori non rispettano queste regole!”. Se avete il coraggio, ribattete con la debole scusa che gli adulti sono grandi, usano il cellulare per lavoro e allora per loro è diverso e bla bla bla.

Infine, provate a spiegare ai ragazzi che la loro privacy è qualcosa di importante, che devono difendere e di cui devono essere gelosi. Andate a parlargli del fatto che bisogna stare attenti alla pubblicazione di foto di minori online. Nominate il reato di pedopornografia. Disquisite dell’importanza di chiedere il consenso ai compagni prima di pubblicare, o taggare, contenuti che li ritraggono. Poi, in conclusione, scattate loro qualche foto frontale, che pubblicherete incuranti sulle vostre pagine online per testimoniare l’importante servizio che avete svolto.

Insomma, la morale è davvero molto semplice, quasi banale a dirsi: un buon esempio coerente insegna più di tante parole. É a farsi, che le cose si complicano. Ma cercare di essere coerenti è un dovere per noi adulti, se vogliamo porci come guide per le nuove generazioni.

“Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è.”
Sant’Ignazio di Antiochia

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