Federica Boniolo/ Marzo 2, 2019/ Bullismo, Cyberbullismo

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Di bullismo e cyberbullismo si parla tanto. Perché purtroppo tanti sono i casi, molti dei quali finiscono anche sulle pagine di cronaca di giornali, telegiornali e mass media online.
L’attenzione rivolta quindi a questi fenomeni è cresciuta di pari passo con l’aumento della loro incidenza. Ma spesso se ne parla anche a sproposito, usando termini per riferirsi a situazioni, condotte ed episodi che nulla hanno a che vedere con bullismo e cyberbullismo.

Approfondimento doveroso

Le foto degli articoli che riportiamo ne sono un esempio. Usare le parole in modo non corretto può generare confusione e di conseguenza rendere più difficile la prevenzione e il contrasto di questi problemi.
Ecco perché riteniamo sia fondamentale partire facendo chiarezza e definendo correttamente cosa si intende per bullismo e cyberbullismo. Ripeterlo non fa mai male!

Fonte il Giornale.it

Che cos’è il bullismo?

Per spiegare cos’è il bullismo, partiamo dicendo cosa non è definibile come tale: gli scherzi, la delinquenza, i litigi. La definizione classica di bullismo, proposta dal primo studioso che se ne occupò negli anni ’70, Dan Olweus, è la seguente: “Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente, nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”.
Affinché si possa effettivamente classificare un comportamento come bullismo, è essenziale che siano presenti 3 caratteristiche:

  • La reiterazione nel tempo delle condotte:
    gli episodi devono essere più di uno, e ripetersi nel tempo con una certa continuità
  • L’intenzionalità nel compiere determinate azioni:
    le vessazioni del bullo nei confronti della vittima devono essere poste in essere con la specifica e premeditata volontà di ferire e arrecare dispiacere
  • L’asimmetria di potere fra i protagonisti:
    bullo e vittima/e non devono essere individui alla pari, per quanto riguarda età o imponenza fisica; il bullo deve sovrastare la vittima

Una distinzione che si usa fare parlando di bullismo è fra la forma diretta e la forma indiretta.
La prima comprende tutti gli attacchi di carattere fisico (calci, pugni, spintoni, sberle, ecc) o verbale (minacce, insulti, prese in giro, ecc) compiuti dal bullo ai danni della vittima.
La seconda invece racchiude quelle tipologie più subdole e meno evidenti, che mirano ad escludere, isolare e mettere in cattiva luce la vittima, diffondendo pettegolezzi sul suo conto o costringendo gli altri a non esserle amici.

Chi sono i protagonisti?

Il bullismo è un fenomeno relazionale, che avviene all’interno di rapporti interpersonali fra individui.
In genere si verifica in contesti specifici, in primis a scuola, ma anche in parchi, luoghi di ritrovo ricreativi, ambienti sportivi, oratori. Ovunque vi siano concentrati di ragazzi che, per un motivo o per un altro, entrano in contatto fra di loro.
I protagonisti sono:

  • il bullo, ovvero chi compie azioni di prevaricazione nei confronti di altre persone
  • la vittima, cioè la persona che viene presa di mira dal bullo
  • gli aiutanti del bullo, ragazzi che, o perchè sono in linea col modo di fare del bullo, o perchè ne sono soggiogati per timore, lo sostengono e appoggiano
  • gli aiutanti della vittima, ragazzi, in genere pochi, che prendono le sue difese, andando contro il bullo o chiedendo subito aiuto a qualche adulto
  • la maggioranza silenziosa, cioè il gruppo di persone che assiste agli episodi di bullismo senza fare niente, addirittura facendo finta di nulla e voltandosi dall’altra parte.

Cos’è invece il cyberbullismo? Lo vedremo nel prossimo articolo!

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