Federica Boniolo/ Marzo 6, 2019/ #Unitiinrete, Cyberbullismo

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Dopo aver fatto chiarezza sul bullismo, oggi ci occupiamo di cyberbullismo.

Con questo termine si intende la trasposizione in Rete del bullismo. In questa variante, accade  che prepotenze, offese, derisioni, prevaricazioni e minacce siano inflitte tramite l’uso di dispositivi tecnologici, quali pc, cellulari, tablet.
La prima sostanziale differenza rispetto al bullismo è quindi che non vi è uno scontro diretto, fisico, fra bullo e vittima, bensì attacchi che vengono effettuati attraverso le tecnologie.

Di seguito pubblichiamo un utile specchietto con le caratteristiche dei due fenomeni, in modo che siano evidenti le differenze.

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Chi sono i protagonisti

Nel cyberbullismo i protagonisti sono bene o male gli stessi del bullismo, ma possono avere caratteristiche e responsabilità diverse.
Premettiamo innanzitutto che, in molti casi, gli atti di cyberbullismo non avvengono isolatamente in rete, ma sono un seguito del bullismo classico. Avviene infatti sempre più spesso che episodi di bullismo, sia fisico che verbale, vengano ripresi attraverso smartphone e in seguito condivisi nei gruppi su Whatsapp oppure pubblicati nei social network.

Anche nel cyberbullismo abbiamo:

  • il bullo (o cyberbullo), che agisce nascosto dietro la protezione offertagli da uno schermo, forte di un anonimato che in realtà non è mai completamente tale; il cyberbullo, a differenza del bullo classico, non per forza deve essere il ragazzo o la ragazza più grande o più forte fisicamente. Molto spesso i cyberbulli sono i ragazzi più insospettabili, timidi e magari gracili, che prendono coraggio dal fatto di non doversi esporre in prima persona;
  • la vittima, a cui sono rivolti gli attacchi online, e che non sempre è un ragazzo, o una ragazza, considerato “sfigato” o debole. Gli attacchi online molto spesso vengono rivolti a ragazzi in vista, che spiccano per qualche qualità e suscitano invidia;
  • gli spettatori, cioè chi assiste agli attacchi online, sui social o nei gruppi di Whatsapp. Possono assumere diverse posizioni, che ne modificano il ruolo e le responsabilità. Possono infatti restare indifferenti e limitarsi a guardare, senza fare nulla. Al contrario, possono intervenire in difesa della vittima, segnalando il comportamento del cyberbullo a qualcuno o direttamente al social network sul quale avviene l’attacco. Infine, possono diventare complici del bullo, mettendo un “like”, commentando un post, una foto o un video o, peggio ancora, condividendo il materiale incriminato su un proprio profilo social. Tutte azioni che vanno ad aumentare la diffusione e, di conseguenza, la portata dell’atto di cyberbullismo.

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Forme di cyberbullismo

A seconda del tipo di azione, si parla di varie forme di cyberbullismo, ciascuna delle quali, è bene dirlo subito, ricade in fattispecie di reato punibili dalla legge con sanzioni economiche e anche con la detenzione.

FLAMING (infiammare): invio di messaggi o commenti volgari, violenti o offensivi, allo scopo di alimentare appositamente scontri e litigi per il solo gusto di vedere le persone discutere;

HARASSMENT (persecuzione): invio ripetuto di messaggi, mail, commenti denigratori e molesti, con l’obiettivo di ferire una vittima ben precisa;

DENIGRATION (denigrazione): presa in giro, denigrazione, diffondendo mail, sms, post in cui viene attaccata la reputazione di una persona agli occhi di chi osserva, arrivando anche a far circolare notizie inventate;

EXCLUSION (esclusione): esclusione intenzionale di una persona da gruppi su social, chat o videogiochi, allo scopo di isolarla;

OUTING o TRICKERY (raggiro o inganno): forma di inganno in cui il bullo, una volta ottenuta la fiducia della vittima, ne raccoglie confidenze e racconti personali o imbarazzanti per poi rivelare tutto a gruppi di altre persone;

CYBERSTALKING: invio ripetuto e persecutorio di messaggi con offese o minacce con l’obiettivo di spaventare la vittima; spesso le minacce possono concretizzarsi in atti di aggressione fisica;

IMPERSONATION (fingersi un altro): creazione di profili sui social network copiando nomi di altre persone, o appropriandosi delle loro password, allo scopo di inviare messaggi offensivi o volgari a nome loro, per metterli in cattiva luce.

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