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Death Education: come cambia il concetto di morte online?

a cura di Marianna Martini


Nella nostra società esiste ancora un grande tabù: la morte. 

Di morte non si parla, non ci si confronta, non si discute. Se la morte colpisce qualcuno vicino a noi, gli rivolgiamo uno sguardo compassionevole, con una piccola gioia egoistica di non essere state noi le vittime.
Se non si parla di morte, essa non esiste.
Negare la morte porta, però, a fare perdere valore alla vita, soprattutto nel mondo online.
Come adulti abbiamo il dovere di educare i bambini ai concetti che ruotano intorno alla vita, ma se, fin da piccoli, alla loro domanda “Dov’è il nonno?” rispondiamo “È partito per un viaggio” o ci tuffiamo a capofitto nella ricerca di un pesce rosso “identico” a quello che è appena morto, non li aiutiamo certamente a comprendere cosa sia la morte.
Poi arriva il web. Quella porta, di cui bambini e ragazzi conoscono bene la combinazione, su un mondo immenso, senza limiti e spesso senza tutele per le informazioni che si possono trovare. Lì la morte esiste attraverso i video, le fotografie e le Challenge, diventando una cosa che attrae, che portando bambini e ragazzi oltre i loro potenziali limiti, li eccita. Nei videogiochi puoi morire ma dopo un reset tutto riparte da capo, come prima.
La morte diventa una sfida “senza conseguenze”, almeno virtualmente, ma con importanti conseguenze nel reale…la cronaca insegna. 

Unitiinrete

Nascono le sfide sui social, di cui (attenzione!) non sono questi ultimi i colpevoli, ridotti a semplici strumenti, ma l’utilizzo che di essi ne viene fatto, i “selfie con la morte” sulle strisce pedonali o i binari di un treno perché intanto c’è tempo per togliersi e poi “chissà quanti like mi danno”. Ma prendono vita anche le dirette streaming ai funerali o i “selfie con il morto” perché i ragazzi si sentono in dovere di documentare e condividere sui social cos’è davvero (per loro) questa morte di cui nessuno parla, e l’unico strumento a loro disposizione è il web.

Cosa fare, dunque?

Educare alla morte significa educare alla vita.
Quello che non si conosce attrae e se cerchiamo informazioni online sappiamo che possiamo trovare tutto, anche quello che non rispecchia la realtà. 

Come adulti ed educatori è doveroso prendere il coraggio a due mani e affrontare con i bambini e i ragazzi affamati di conoscenza quell’argomento forse ostico ma che può proteggerli da rischi ben più grandi. Conoscere la morte con le sue conseguenze fisiche, psicologiche ed emotive permette di far comprendere loro l’importanza di una vita piena e soddisfacente, portandoli allo stesso tempo a percepire questo momento finale come sua conclusione, troncando la costante ricerca di sensazioni forti.