Federica Angelini/ Marzo 13, 2019/ #Unitiinrete, Educazione digitale

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Parlando di formazione ed educazione digitale, è fondamentale partire uscendo dalla logica “online VS offline”. È quello che va insegnato ai ragazzi, ovvero che ciò che accade online non riguarda un mondo a parte rispetto alla vita reale. E che le conseguenze di ciò che viene fatto in rete, non sono affatto virtuali.

Allo stesso modo, bisogna comprendere che le competenze che usiamo nella vita offline sono le stesse che ci servono in quella online. Si tratta di competenze di base come il rispetto, il senso di responsabilità, la capacità di ascoltare prima di agire, l’empatia, il problem solving, la capacità di chiedere aiuto. Sono le cosiddette Life Skills, competenze di relazione trasversali e importantissime che possono essere sviluppate attraverso l’esperienza. Non possiamo evitare che bambini o adolescenti incontrino delle difficoltà nella vita. Possiamo aiutarli però a gestirle, possiamo insegnargli come gestirle. È lì, nei momenti difficili, che servono quelle competenze ed è da questo tipo di formazione che dovremmo partire.

Un bambino che sa accettare la diversità altrui come un valore aggiunto, o che sa mettersi nei panni degli altri, sarà un utente della rete che non sentirà il bisogno di comportarsi da bullo, per esempio.

Amicizia

Puntare a valorizzare il positivo

Quando si parla di educazione digitale poi, è fondamentale valorizzare gli aspetti positivi delle nuove tecnologie. Demonizzare gli strumenti che fanno parte della vita quotidiana delle nuove generazioni significa perdere l’attenzione e l’interesse di un adolescente! I continui Stai attento che..” si scontrano inevitabilmente con i Io posso tutto, io non ho paura. Io non devo stare attento.”
I ragazzi elaborano il rischio in maniera diversa, ma non adesso perché c’è internet! È così da sempre e lo sarà per ogni nuova generazione. Elencare una serie di rischi (reali!) che potrebbero incontrare se “non stanno attenti” non dà loro gli strumenti per evitarli o affrontarli, non insegna loro il rispetto, il senso di responsabilità, la capacità di ascoltare prima di agire, l’empatia, il problem solving, la capacità di chiedere aiuto.

La sfida per noi educatori, coraggiosa se vogliamo, ma necessaria, è di iniziare a parlare di educazione digitale in ottica preventiva già alla scuola primaria. Accantonando la falsa credenza secondo cui bambini di 8-9 anni siano ancora piccoli, perché i fatti dimostrano che proprio a queste età iniziano i primi contatti con le tecnologie, in modo autonomo. Accompagnare i bambini nella conoscenza della rete e delle sue dinamiche, partendo da attività proposte sotto forma di gioco, è la modalità migliore per ottenere risultati positivi a breve e lungo termine.

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