Federica Boniolo/ Aprile 3, 2019/ Educazione digitale, Notizie

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Siamo nell’epoca delle tecnologie e dell’iperconnessione, e anche le modalità relazionali e sentimentali si adattano. Così, non ci deve stupire se una donna, o un uomo, decidono di inviare ai partner una propria foto intima o un video che li ritrae in pose provocanti. All’interno di una coppia, ci sta che vi sia tale confidenza e anche tale bisogno. Diverso, ovviamente, è il discorso se le due persone sono sconosciuti o poco più.

Le unica colpe, chiamiamole così, che si possono imputare a chi compie queste azioni, sono la leggerezza e l’ingenuità. E spesso purtroppo sono causate dal sentimento e dal legame di fiducia con la persona a cui inviano tali materiali. Ma ciò non autorizza nessuno, ricevendo contenuti di un certo tipo, a ricondividerli in rete, sui social.

E dal 2 aprile 2019 anche in Italia forse qualcuno inizierà a capirlo pagando sulla propria pelle. Perchè da questa data il Revenge porn (o vendetta porno) è reato, grazie ad un emendamento passato all’unanimità alla Camera dei Deputati.

revenge porn

Cos’è il Revenge porn?

Ma andiamo a definire questo odioso comportamento, che è a tutti gli effetti una forma di violenza. Col termine Revenge porn si intende la diffusione in rete di contenuti (foto o video) di carattere sessualmente esplicito, senza chiedere il consenso alla persona ritratta. Anzi, il tutto fatto appositamente a sua insaputa come forma di vendetta, in genere dal partner che è stato lasciato.

Come dicevo all’inizio, oggigiorno il corteggiamento, l’atto del flirtare e il ménage coniugale passano anche attraverso i cellulari. Il Sexting (invio volontario di proprie foto intime) è un fenomeno molto diffuso, anche fra i giovanissimi. Fintanto che una relazione procede regolarmente, la cosa in sè non crea problemi.

I guai possono subentrare quando una storia d’amore finisce (cosa che prima o poi può capitare, lo sappiamo bene tutti). L’astio provato dal partner che subisce la chiusura della relazione, oggi ha un’arma in più, ossia tutto il materiale scambiato durante la liaison amorosa. Ed ecco che sempre più spesso si assiste ad episodi di cronaca in cui ignare donne (perchè va detto che sono loro le più colpite) si ritrovano vittime di Revenge porn.

Il perchè due persone non riescano quasi mai a lasciarsi in buoni rapporti è un mistero che l’essere umano si porterà con sè nella tomba. Ma dal leggero (e spesso fisiologico) rancore, al desiderio di vedere annullata la persona che magari si diceva di amare, ce ne passa.

Da uno a 6 anni di reclusione più multa

Ma ora chiunque invii, condivida, pubblichi immagini o video dal contenuto sessualmente esplicito, destinati ad un uso iniziale privato, senza il consenso delle persone ritratte, rischia la reclusione da uno a 6 anni e una multa fino a 15000 €. L’ammontare della pena varia a seconda del legame fra colpevole e vittima. Se il reo è il marito o il fidanzato, per intenderci, la pena aumenta. Si considera, giustamente, l’aggravante derivata dall’aver infranto la fiducia deposta dalla vittima nei confronti dell’artefice di questo vile atto.

C’è da augurarsi che ora si possa fare molto di più anche contro quei gruppi, per lo più segreti e ben nascosti, formati da uomini (anche se definirli così è un eufemismo…) che si scambiano foto di loro ex, con tanto di nomi e numeri di telefono. Archivi pieni, tra l’altro, anche di materiale che riguarda minorenni.

Foto di copertina presa da Il Messaggero

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