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Il Revenge Porn è reato

revenge porn

Il Revenge porn è finalmente reato!

Siamo nell’epoca delle tecnologie e dell’iperconnessione e anche le modalità relazionali e sentimentali si adattano. Così, non ci deve stupire se una donna, o un uomo, decidono di inviare ai partner una propria foto intima o un video che ritrae in pose provocanti.

Le uniche colpe, chiamiamole così, che si possono imputare a chi compie queste azioni, sono la leggerezza e l’ingenuità, spesso dovute al sentimento e al legame di fiducia con la persona a cui si inviano tali materiali. Questo non autorizza certo nessuno a ricondividere in rete o sui social i contenuti che riceve.

Dal 2 aprile 2019 anche in Italia forse qualcuno inizierà a capirlo pagando sulla propria pelle. Da questa data, infatti, il Revenge porn (o vendetta porno) è reato, grazie ad un emendamento passato all’unanimità alla Camera dei Deputati.

Cos’è il Revenge porn?

Si tratta a tutti gli effetti di una forma di violenza. Col termine Revenge porn si intende infatti la diffusione in rete di contenuti (foto o video) di carattere sessualmente esplicito, senza il consenso della persona ritratta.

Il corteggiamento, il flirt e le relazioni sentimentali passano anche attraverso gli smartphone. Il Sexting (invio volontario di proprie foto intime) è un fenomeno molto diffuso, non solo tra i giovanissimi.

I guai possono subentrare quando una storia d’amore finisce. L’astio provato dal partner che subisce la chiusura della relazione oggi ha un’arma in più, ossia tutto il materiale scambiato durante la liaison amorosa. Ed ecco che sempre più spesso si assiste ad episodi di cronaca in cui ignare donne (perché va detto che sono loro le più colpite) si ritrovano vittime di Revenge porn.

Monica Bormetti Egophonia

Da uno a 6 anni di reclusione più multa

Grazie alla nuova legge sul revenge porn, oggi, chiunque invii, condivida, pubblichi immagini o video dal contenuto sessualmente esplicito (destinati ad un uso inizialmente privato), senza il consenso delle persone ritratte, rischia la reclusione da 1 a 6 anni e una multa fino a 15000 €. L’ammontare della pena varia a seconda del legame tra il  colpevole e la vittima. Se il reo è il marito o il fidanzato, per intenderci, la pena aumenta. Si considera, giustamente, l’aggravante derivata dall’aver infranto la fiducia riposta dalla vittima nei confronti dell’artefice di questo vile atto.

Un primo importante traguardo è stato raggiunto, nella speranza che anche quei gruppi, per lo più segreti, formati da uomini che si scambiano foto delle loro ex, con tanto di nomi e numeri di telefono possano avere fine. Archivi pieni, tra l’altro, anche di materiale che riguarda minorenni.