Federica Boniolo/ Novembre 2, 2020/ #Unitiinrete, Cyberbullismo, Educazione digitale, Notizie

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In principio fu Ask, poi arrivarono Sarahah, Yolo e il più famoso This Crush.

Si parla di app che consentono di interagire in modo anonimo fra utenti, e che ben presto si sono trasformati in luoghi digitali in cui hanno imperversato cyberbullismo e hate speech.

Adesso è il turno di Trash-talking, “applicazione di messaggistica di gruppo GRATUITA per tutti gli smartphone e tablet. Trash-Talking ti consente di messaggiare e condividere file multimediali con tantissimi utenti mentre guardi il tuo programma preferito in totale anonimato.” (questo quanto viene riportato su Google Play).

L’app è stata presentata ufficialmente oggi, con comunicato stampa che recita testuali parole: “È nata Trash-talking: l’app che ha portato la comunicazione di gruppo ad un altro livello”.

Linguaggio e tifo libero

Per provare a capire di che livello si stia parlando, con una buona dose di scetticismo in corpo, ho deciso di scaricarla.

Al momento della registrazione vengono richiesti nome, cognome, età, mail, città di residenza. Insomma, la sensazione è che possa essere garantito un buon controllo, perchè lasciamo dati che ci rendono facilmente individuabili. Purtroppo però, e questo ormai lo sappiamo bene, è molto diffusa l’abitudine di inserire dati falsi. Specialmente per quanto riguarda l’età, sono molti i ragazzi (se non addirittura i bambini) che mentono per poter accedere ad app o social che potrebbero usare solo a partire dai 14 anni.

Ho letto e accettato termini e condizioni, come sempre un documento lunghissimo ma che chiarisce tra le altre cose ciò che si può, o non si può fare all’interno dell’app.
Trash-talking fornisce strumenti per comunicare con altri utenti tramite messaggi, anche vocali, e per inviare immagini o video. Viene proibito l’uso dannoso e offensivo. Non vengono consentiti contenuti osceni, illegali, diffamatori, minacciosi, intimidatori, fastidiosi, minatori o offensivi nei confronti di etnie o razze. I titolari dell’app si impegnano a prendere le misure appropriate in caso di persone offensive e attività illecite, fino alla possibilità di segnalazione alle forze dell’ordine.

Insomma, si viene istruiti e messi in guardia sul tipo di comportamento da tenere. Peccato che praticamente nessuno legga mai termini e condizioni quando scarica un’app. E peccato anche che per molte persone non sia sufficiente sapere che certi comportamenti non sono ben accetti.

Si viene accolti da un personaggino arrabbiato che ti mostra il dito indice. Si entra e viene detto subito cosa si può fare grazie a questa app: si tifa senza regole.

Posso dirlo. La sensazione è di essere entrati in un luogo in cui, coperti da anonimato, ci si può lasciare andare a termini di ogni genere. Una zona franca in cui la volgarità è autorizzata, ed anzi, incentivata quasi.

trash-talking

Trash-talking e sport

Il comunicato stampa riporta:

gruppi all’interno dell’app sono chiamati PARTY, perché rappresentano delle vere e proprie “feste a tema” in cui i partecipanti possono esprime liberamente le proprie opinioni essendo coperti dal più completo anonimato. I gruppi sono suddivisi tra FRIENDLY e TRASH. La principale differenza è che nei gruppi FRIENDLY i toni utilizzati sono amichevoli e cordiali. Invece, nei gruppi TRASH gli utenti sono spinti ad utilizzare qualsiasi tipo di linguaggio. Per esempio, questo accade nei gruppi dedicati alle competizioni sportive calcistiche.  

La mia sensazione, sebbene non abbia ancora partecipato ad interazioni, pare diventare quasi una certezza, alla luce di queste parole.
Gli utenti comunicano all’interno di “party”, gruppi tematici di massimo 50 persone, in larga percentuale dedicati allo sport, che ogni utente può creare o in cui può entrare.

Ma perchè prevale proprio lo sport?
Il motivo è semplice. Il trash-talking pare essere una pratica storica molto comune all’interno dell’NBA, il massimo campionato americano di basket.

È l’abitudine fra avversari di scambiarsi termini, anche scurrili, al fine di infastidirsi, deconcentrarsi e annullarsi psicologicamente. Una forma di provocazione, sfida e istigazione continua, concessa solo ai giocatori in campo, non a quelli in panchina. Non vengono accettati insulti. Ha un suo galateo, insomma.

Da oggi, dunque, ci sarà una nuova piattaforma che noi adulti dovremo conoscere e monitorare. Purtroppo, anche per Trash-talking ci sono tutti i presupposti affinchè si trasformi in breve in un luogo in cui saranno all’ordine del giorno linguaggio volgare e cyberbullismo, anche per la possibilità di inviare immagini e video.
Diventa indispensabile continuare a lavorare con i ragazzi per cercare di far comprendere loro i rischi di app di questo tipo, e incentivare un utilizzo positivo e costruttivo del web. Nonchè responsabile, viene da dire, e l’anonimato, da questo punto di vista, non è mai sinonimo di responsabilità.

 

 

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