Federica Boniolo/ Marzo 7, 2019/ #Unitiinrete, Educazione digitale

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Youtube è una piattaforma online nata nel 2005 che consente di visualizzare e condividere video di varia natura. Il secondo sito più visitato al mondo dopo Google. Vi si possono trovare video musicali, film interi o spezzoni, tutorial che ormai spiegano nel dettaglio come fare qualsiasi cosa. Una fonte enorme di materiale visivo, che, nel 2018, ha contato al giorno più di 30 milioni di utenti attivi e circa 5 miliardi di video condivisi (fonte https://www.omnicoreagency.com/youtube-statistics/ ).

Youtube vanta un pubblico trasversale ed eterogeneo, ma è indiscusso il fascino e la fama che possiede fra i giovani. Ragazzi che passano ore guardando video e caricandone di propri, inseguendo il sogno di diventare Youtuber famosi, ricchi e seguiti da centinaia di migliaia di follower.

Quella di caricare propri video è un’abitudine che sta iniziando ad attrarre sempre più minori, e sempre più precocemente. Così è molto frequente incappare online in contenuti che ritraggono bambini di 9-10 anni nelle situazioni più disparate. Bambini che, incuriositi dai loro idoli youtuber, imparano da soli a realizzare e condividere online video. Spesso, senza alcun controllo genitoriale. Anzi, quasi sempre nella più totale inconsapevolezza da parte dei genitori riguardo ciò che i figli fanno.

“Vedo che fa dei video, che usa lo smartphone, che sta su internet, ma non so bene cosa fa”. Queste le frasi più ricorrenti che vengono pronunciate dai genitori quando gli si chiede conto delle abitudini virtuali dei propri figli.

Youtube

Un fenomeno in costante e preoccupante aumento

Complici anche alcune app che sono basate proprio sulla realizzazione e condivisione di video (come TikTok), i bambini oggi subiscono il fascino di questa modalità comunicativa, molto più diretta e divertente rispetto alla scrittura.
Ma com’è facilmente ipotizzabile, bambini di 8-9 anni non posseggono la necessaria consapevolezza di ciò che può o non può essere pubblicato online. Ma soprattutto, la maggior parte di loro non comprende realmente cosa voglia dire condividere qualcosa in rete e non immagina quali possano essere poi le conseguenze.

Ecco dunque che si possono trovare video in cui bambini, da soli o con altri coetanei, si ritraggono mentre cantano, ballano, ridono, fanno versi. A scuola, in giro, ma anche in casa, magari non sempre vestiti di tutto punto, ma in mutande o canotte.
Poichè la rete è aperta al mondo, e, si sa, esiste un sacco di gente cattiva e malata, ciò che spesso avviene è che sotto tali contenuti si scatenino commenti di ogni tipo. L’offesa pesante e volgare al bambino per qualche sua caratteristica, ma anche ai familiari, o la presa in giro. Ma anche, purtroppo, tentativi di adescamento messi in atto da pedofili che proprio su certi canali riescono facilmente ad entrare in contatto con minori.

Non occorre essere psicologi per capire quanto possa essere traumatizzante per un bambino trovarsi a leggere certe cose. Quello che nella sua testa parte come un gioco divertente, rischia di tramutarsi in un’esperienza che può riempirlo di paure, ansie, vergogna e sensi di colpa. Il tutto molto spesso affrontato da solo, per il timore di confidare a qualcuno, specie ai genitori, ciò che gli accade online.

Una presa di posizione necessaria e lodevole

Per questo Youtube, di fronte a questo fenomeno, ha deciso di adottare delle specifiche regole. La decisione presa in questi giorni dal colosso americano del web è di disabilitare la possibilità di commentare video in cui appaiono bambini molto piccoli. Inoltre, di rimuovere e moderare i commenti già pubblicati che abbiano caratteristiche di molestia, cyberbullismo o adescamento. É stata a tal proposito ingaggiata una task force di collaboratori chiamata a vigilare su quanto avviene. L’intento, come spesso accade, deve scontrarsi con la vastità e con le caratteristiche della rete, che spesso rischiano di vanificare interventi simili. Ma il segnale lanciato è importante perchè va nella direzione, finalmente, di un impegno concreto per cercare di salvaguardare l’incolumità, fisica e psicologica, dei minori in rete.

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